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.:: PROJECTS ::.


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CANZONE D'AUTORE - PROGETTI IN CORSO 2004

Sono iniziati i lavori relativi alla produzione del primo Album di Maria Pierantoni Giua, giovanissima e promettente cantautrice ligure. La produzione artistica è stata affidata a Beppe Quirici che si avvarrà del collaudatissimo team artistico composto da Elio Rivagli, Armando Corsi, Carlo Fava e Gianluca Martinelli. La produzione sarà curata da Alfamusic e Raitrade.

Auguriamo a Maria una lunga e fortunatissima carriera.

MARIA GIUA al secolo Maria Pierantoni Giua, avviata alla passione per la musica e allo studio della chitarra fin da bambina, si orienta presto verso il "mondo latino" , dalla musica brasiliana al fado portoghese, ai cantautori italiani, fino ad arrivare alla musica popolare italiana e straniera. Dall'età di nove anni inizia a comporre le prime melodie e i primi testi e prosegue successivamente i suoi studi col maestro e musicista Armando Corsi, e l'insegnante di canto Anna Sini. Si inserisce come contralto nel coro di musica sacra polifonica diretto da Metella Petazzi con cui svolge numerosi concerti nel nord italia. Partecipa ad alcuni concorsi regionali e nazionali tra cui il "Film Festival" con un cortometraggio, di cui scrive le musiche,che viene proiettato al Cineplex di Genova. Interviene come ospite a numerosi concerti di Armando Corsi insieme ad altri musicisti quali Mario Arcari, Antonio Marangolo e Luca Ghielmetti.

MAGGIO 2004: VINCE IL XV PREMIO CITTA' DI RECANATI con il brano "PETALI E MIRTO"

Nell'estate del 2003 vince rispettivamente:

  • Premio Lunezia nella categoria dei "Giovani Cantautori" con il brano "Babà al rum" e apre il concerto di Claudio Baglioni, vincitore della categoria "Big".
  • Castrocaro, concorso storico "Voci e volti nuovi" partecipando con una propria canzone; ancora la simpatica "Babà al rum".

Apre il concerto del chitarrista Irio de Paula all'interno della rassegna del "Borgo d'Autore" a Rapallo ed interviene con musiche in lingua originale facenti parte della tradizione cilena alla mostra dedicata al premio Nobel della letteratura Gabriella Mistral a Rapallo nel Teatro delle Clarisse.

-› RECENSIONI:

"Maria convince con un babà"

In due settimane ha fatto l'en plein: prima ha vinto per i testi il Premio Lunezia debuttanti nella sezione cantautori, dopodichè lo scorso 2 Agosto, si è aggiudicata lo storico Festival di Castrocaro Terme (Voci e volti nuovi), conquistando la platea proprio con il suo delizioso brano "Babà al rum".
Maria Pierantoni Giua,è una cantautrice esordiente nata 20 anni fa a Rapallo e che scrive canzoni dall'età di otto anni. Dotata di una voce raffinata e di buona tecnica alla chitarra ,colpisce per l'innata eleganza, la sicurezza e il talento.
Giovanni Pianetta


-› L'INTERVISTA:

Domanda:
Qual è stato il tuo primo incontro con la musica?
Risposta: "Quando ero piccola mio padre mi cantava spesso canzoncine in italiano e in spagnolo accompagnandosi con la chitarra: mi sembrava la cosa più bella e normale di questo mondo!
La prima chitarra è arrivata prestissimo, a quattro anni, e così è iniziato il mio amore infinito per questo strumento. Ho cominciato a comporre le prime canzoni, parole e musica, intorno ai nove anni e da allora non ho più smesso e la musica per me è diventata un tutt'uno inscindibile con la vita, qualcosa di cui non posso fare a meno".

D. Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
R. "Ho sempre ascoltato generi musicali diversi, con un occhio particolarmente attento ai cantautori, forse perché più vicini al mio modo di sentire e vedere la musica. Fra questi in particolare F. De Andre', I. Fossati, F. De Gregori, P. Conte e F. Guccini. Vivo, inoltre, un legame molto forte con la musica sudamericana per le sue melodie ipnotiche, sensuali e struggenti. Trovo particolare affinità con la musica brasiliana (Caetano Veloso, Tom Jobim, Gilberto Gil e molti altri), il tango argentino, la milonga, e la musica popolare nelle sue più svariate forme: il fado portoghese, la canzone napoletana, le sonorità "mediterranee". Ricavo continua ispirazione, forse inconsciamente, dal jazz e dal blues del primo periodo, quello di Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e Billie Holiday".

D. Come definisci la tua musica?
R. "È difficile costringersi in categorie o generi musicali. La mia musica è, prima di tutto, frutto della mia esperienza umana e quindi è continuo divenire. Certamente è frutto di un gusto che si è affinato nel corso del tempo e che trova radici profonde nella cultura latina in generale. Se dovessi definirla direi che la mia musica è "mediterranea" e "latina" al contempo, e racchiude odori, immagini e sonorità "antiche" rivisitate attraverso il mio orecchio, le mie mani e la mia esperienza di oggi".

D. Che rapporto hai con la tua voce?
R. "La voce è per me uno strumento misterioso, ricco di sonorità e colori e ha la stessa importanza di un qualsiasi altro strumento, nel mio caso la chitarra. Con la voce si viene a creare un rapporto intimo, fatto di stupore, intensità, ricerca. Da un anno circa ho iniziato a prendere lezioni di canto per imparare la respirazione: questo mi ha portato a una maggiore padronanza e consapevolezza , senza togliere niente alla spontaneità, fornendomi, anzi, i mezzi per dar "voce", appunto, a quanto sento e voglio trasmettere".


D. Quali sono gli strumenti che ti accompagnano quando canti?
R. "Solitamente mi accompagno con la chitarra. Con questo strumento apparentemente inanimato, si instaura un rapporto vivo.
Mentre suono si crea una fusione intima tra la voce, che si appoggia, si stacca, penetra nel suono delle corde, e lo strumento stesso, uno strumento di puro contatto, come se fosse un altro corpo. Mentre suono e canto amo, e ciò per me è possibile solo pensando alla musica come "rapporto con qualcuno", pensata per qualcuno.
S In concerto, spesso, sono anche accompagnata dalle percussioni, dal basso, da altre chitarre classiche e dagli archi: ricordo, in particolare, un concerto a Mirandola dove mi sono esibita con Armando Corsi alla chitarra, due artisti della Fenice di Venezia alla viola e al violoncello e un pianista classico".

D. Cos'è per te la musica?
R. "È un rapporto vissuto con chi ascolta. Non ha senso scrivere canzoni nel deserto, probabilmente non conoscerei nemmeno il significato di una canzone se vivessi nel deserto, se la mia vita fosse deserto.
La musica è il risultato di incontri, rapporti, immagini, fotografie impresse nella memoria che d'improvviso spuntano nitidi davanti agli occhi, pensieri che prendono forma e ti spingono ad avere assolutamente una penna in mano e una chitarra sulle ginocchia.
La musica è un amante, presente anche quando non c'è, a cui penso anche quando sto facendo altro".

D. Qual è stata la tua prima canzone?
R. "Ho scritto la mia prima canzone in occasione della morte di mio nonno, al quale ero molto affezionata. A nove anni ho scritto, poi, un brano che ha segnato l'inizio del mio percorso come cantautrice, "La farfalla dei miei sogni".
L'immagine della farfalla mi accompagna fin da piccola. Mia mamma mi cantava sempre una canzoncina, la prima che ho imparato, che diceva: "farfallina bella bianca, vola vola mai si stanca.". Questa frase mi è rimasta impressa non solo per l'immagine che racchiude, ma anche come suono: mi sembra di poter sentire quel frusciare d'ali, mi sembra di poter essere io quella farfalla.
A sedici anni ho scritto Cosa sarà e, rileggendola, mi sono accorta che ancora una volta, la "farfallina" è venuta fuori: "Cosa sarà se una farfalla sbatte le ali."".

D. Qual è la tua fonte d'ispirazione?
R.
"Io sono un taccuino vivente e registro, quasi involontariamente, tutto quello che vivo: sensazioni, odori, pensieri inconsci, pezzetti di frasi, suoni. Sono l'esperienza e la mia rielaborazione, spesso inconscia, di questi elementi a trasformare l'ispirazione in musica.
Sono le persone che amo, i loro pensieri, il loro gusto, il loro odore che mi arricchiscono. Non posso che cantare questo.
È la vita ruvida che ti sfiora, che pensavi fosse estranea a te e improvvisamente la senti come un pugno allo stomaco".

D. Cosa vuoi realizzare con la musica?
R. " Partendo dalla mia esperienza mi sono accorta che non faccio musica per puro e semplice comunicare, ma per amore di altri. Per condividere delle emozioni e per guadagnare da questa condivisione ciò che dà senso allo scrivere, al cantare, all'inventare. La musica non è mai fine a se stessa, per questo credo che non possa mai morire. Se per me è diventata un mestiere è perché a qualcuno è piaciuto quello che faccio, quello che dico, quello che penso, ed è questo che mi invoglia a continuare a scrivere, a crescere, a cogliere e ascoltare.
La musica, per me, è già il successo. Credo che nella vita fare ciò che più piace, e che quindi si ama, sia tutto".

D. Che effetto ti fa risentirti?
R. "È sempre molto strano, spesso ho quasi il timore di riascoltarmi, perché mi metto dalla parte di chi mi ascolta, di chi mi giudica, e questo fa un po' paura.
Bellissimo è quando, invece, mi stupisco, mi accorgo che è stato possibile andare oltre, al di là della bravura, delle idee, che c'è stato un cammino, una crescita. Riascoltarsi è una verifica. È un punto da cui partire per fare tesoro del giudizio tuo, in quanto altro da te in quel momento, e degli altri".

D. Nasce prima il testo o la musica?
R. "Fino a non molto tempo fa nelle mie canzoni nasceva sempre prima il testo. Ultimamente mi capita che le due cose vadano di pari passo: parto da una melodia che mi gira in testa, mi lascio trasportare dai suoni per trovare le parole che più esprimano il significato misterioso che è racchiuso in quel suono. Oppure, mentre sto scrivendo un testo, inizio a canticchiare una melodia, corro a prendere la chitarra e le parole iniziano a prendere la forma di un suono e il suono si impasta con le parole. Il successo è questo fondersi della musica al testo e del testo alla musica".

D. Che rapporto hai con il pubblico?
R. "Bellissimo, perché è bellissimo poter cantare per qualcuno. È bella quell'atmosfera da teatro che può sembrare fredda, distaccata, ma che io vivo come un abbraccio, intimo, caldo, meno immediato nei gesti, ma più vero. Ti accorgi subito se chi hai davanti ti sta ascoltando, ed è proprio chi hai davanti che ti mette a tuo agio o meno. Io parto sempre molto a mio agio, la partenza è fondamentale perché permette a chi ti ascolta di porsi in un atteggiamento di piacere, di accoglienza, che a sua volta farà stare bene te".



MARIANGELA

    

Mariangela (Maria Angela Spotorno) è una cantante dalle particolari caratteristiche vocali. Nasce artisticamente come cantante lirica, e già giovanissima si esibisce sui palcoscenici dei teatri più importanti assieme a personaggi come Domingo, Carreras e Bocelli. Avendo una profonda conoscenza del mezzo vocale ed acquisendo nel tempo una poliedrica professionalità, si è dedicata nel corso degli anni a diversi generi musicali. E' arrivata così ad esplorare una vocalità nuova in un progetto ideato dalla sorella Irene, violinista e compositore, che ha costruito su di lei una serie di brani con commistioni pop, elettroniche ed acustiche e quindi arricchiti dalla personalissima "vocalità" di Mariangela.
Volendo definire le influenze musicali che hanno portato questo progetto a realizzarsi, potremmo inquadrarle in una corrente proveniente dalle moderne vocalità nord-europee, filtrate e personalizzate da un gusto tipicamente. italico. Il lavoro sui provini è stato studiato per far sì che la lirica ed il pop non fossero prevalenti l'una sull'altro, equilibrandosi sempre in giusta misura.

L'elemento importante però, quello che conduce alla definizione dello stile, è l'uso dei suoni elettronici che si traduce in una scelta di sapore anglosassone negli arrangiamenti per gusto di atmosfere e sonorità. L'unione di tutto ciò con la melodia, ci sembra importante per completare il quadro in un risultato orientato ad una nuova generazione di esperimenti di fusione tra novità e tradizione.

L'incontro con i produttori (Alfamusic), ha ampliato ed approfondito tecnicamente il progetto continuando a lavorare sulla linea intrapresa senza abbandonare l'attenzione sempre volta alla fruibilità dello stesso da parte di un certo tipo di pubblico. Mantenendo comunque un'interpretazione squisitamente pop, Mariangela affronta tutto ciò valorizzando un timbro davvero originale. Il progetto è supportato da un gruppo di giovani e validi musicisti che suonano, collaborano agli arrangiamenti e seguono Mariangela nei suoi concerti.


STEFANO P.

    

Cantautore, nato a Roma l'8 settembre del '71, inizia prestissimo lo studio del pianoforte. Appena adolescente, fonda la cover band "w.a.s.p." e, contemporaneamente, si confronta con diverse formazioni e generi musicali, (dal liscio alla fusion). anno dopo anno rafforza il proprio bagaglio artistico, grazie ad innumerevoli esibizioni live come vocalist e pianista.

L'incontro piu' importante e' quello con i "plaenium", e' infatti durante questa esperienza che comincia a scrivere testi e musiche. Consegue la licenza di teoria e solfeggio e si esibisce in numerose rappresentazioni dell'accademia di Santa Cecilia come tenore, (attualmente e' diplomando in canto).

I plaenium si sciolgono e Stefano.P, continua per la sua strada, proponendosi come solista in diverse manifestazioni musicali, tra cui l'edizione 2000 dell'accademia di san remo con il brano "dove sei". artista eclettico non ama identificarsi in un genere musicale preciso, vista la spontaneita' con cui passa dalla canzone d'autore, alle ritmiche rock, r&b e hip hop, testimonianza del desiderio di spaziare in tutti i territori del pianeta musica, senza confini predefiniti. le sue canzoni sono frammenti di vita vissuta, racconti della nostra societa' alienata e alienante; ("falsa liberta"), sono emozioni scaturite dalla tragedia della guerra; ("you and me" 11sept 2001), sono storie della periferia in cui e' nato e cresciuto; (cemento, a un angolo di strada, oltre quel muro ecc).come chiunque abbia intrapreso questa carriera, si scontra con le difficolta' di emergere nel mondo discografico. "la strada giusta", e' un incitamento a se stesso e a chiunque coltivi un qualunque sogno, a non mollare mai e a credere sempre in se stessi e nella propria forza. pronti a saltare sul treno che passa almeno una volta nella vita di tutti noi e senza mai illudersi che sia facile.

 
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